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introduzione
All’interno del millenario Palazzo di Diocleziano,
un tempo non lontano vivevano e lavoravano alcune famiglie
di Spalato. Le pietre antiche erano servite per altre costruzioni,
e un po’ alla volta là dove avevano posato i loro
piedi gli antichi romani si erano insinuate case e botteghe.
Oggi che il Palazzo è un museo a cielo aperto, iscritto
dall’UNESCO fin dal 1979 fra i siti “Patrimonio
dell’Umanità”, si stenta a credere che dei
bimbi scalzi girassero fra i marmi mentre le donne accendevano
fuochi per il pranzo. Una vecchia immagine di cent’anni
fa di uno degli ambienti del Palazzo – puntualmente riprodotta
in una cartolina – rappresenta il negozio di un tal V.Prkusic.
Sull’insegna si può leggerne il mestiere: “Tapetar – Tappezziere”.
Perché cent’anni fa un artigiano di Spalato
sulla propria insegna decise di scrivere proprio così: “Tapetar – Tappezziere”?
Quando anni fa iniziai a raccogliere vecchie cartoline dell’Istria,
di Fiume, delle isole del Quarnaro e della Dalmazia, fu anche
per poter rispondere a domande di questo tipo. Si può quindi
affermare - anche sulla scorta di questo piccolo documento
- che a Spalato fino ad una certa epoca si parlavano correntemente
sia una lingua di ceppo slavo che una lingua di ceppo latino.
Si parlavano a tal punto che parecchie insegne in città erano
bilingui italiano/croato, o addirittura solamente in italiano.
La presenza di una popolazione autoctona di parlata prima
latina e poi neoromanza è testimoniata senza soluzione
di continuità non solo per l’Istria, Fiume e
Zara – che per un paio di decenni furono all’interno
dei confini italiani – ma per gran parte della costa
orientale adriatica, così come per parecchi paesi
dell’entroterra dalmata.
I censimenti più recenti parlano di circa 30.000
italiani fra l’Istria slovena e l’Istria croata,
ma qualche sparuta decina di italofoni sparsi fra i paesi
dalmati fa pensare agli ultimi resti di una storia pluricentenaria:
98 a Zara (Zadar), 58 a Spalato (Split), 15 a Sebenico (Sibenik),
14 a Ragusa (Dubrovnik), 7 a Macarsca (Makarska), 5 a Lesina
(Hvar), 3 a Zaravecchia (Biograd), 3 a Pago (Pag), 2 ad Almissa
(Omis), e così via.
La storia di queste terre plurali – Istria, Fiume,
Quarnaro e Dalmazia – continua nella presenza, a fianco
delle attuali maggioranze di sloveni e croati, non solo di
questi pochi italofoni della Dalmazia, ma anche di più importanti
nuclei a nord: in Istria e a Fiume. In sei località dell’attuale
Croazia si dichiarano italofoni al censimento in più di
mille: 2.856 a Pola (Pula), 2.745 a Fiume (Rijeka), 2.671
a Umago (Umag), 2.118 a Buie (Buje), 1.538 a Rovigno (Rovinj),
1.121 a Parenzo (Porec). Nell’Istria Slovena, 712 si
dichiarano italofoni a Capodistria (Koper), 698 a Pirano
(Piran), 430 a Isola (Izola).
Questa storia plurale continua anche nella memoria di coloro
i quali nacquero o vissero parte della propria vita in quelle
terre, e che in modo ingiusto furono costretti ad una migrazione
di massa che oggi è nota col nome di “esodo”.
La loro memoria si tramanda nelle generazioni, anche se troppo
spesso i ricordi si perdono.
Infine, questa storia continua anche nelle testimonianze
scritte, dai documenti più antichi e preziosi giù giù fino
a quelli più modesti.
Le cartoline sono esattamente questo: documenti, fonti che
aiutano a ricostruire il clima del tempo. Certo: anch’esse
vanno interpretate, visto che come tutte le fonti sono divenute
non solo un modo di “rappresentare”, ma anche
un modo di “deformare” la realtà storica.
Prova ne sia – a puro titolo d’esempio - la grande
massa di cartoline propagandistiche dei periodi delle due
guerre, quando nel nome degli opposti nazionalismi si voleva
dare un’idea univoca di quelle terre. Ma se correttamente
inquadrate, ecco che anche le cartoline possono rivelarci
dei piccoli tesori di conoscenza.
Mi piace l’idea che questa collezione – attualmente
di circa 5.000 pezzi – serva anche se pochissimo a
far nascere curiosità intorno a regioni d’Europa
che sono tanto vicine all’Italia, ma la cui complessa
storia le rende praticamente sconosciute, se escludiamo il
prorompente flusso turistico estivo degli ultimi anni. Mi
piace l’idea che ciò avvenga attraverso delle
immagini di parecchi anni fa, che messe una accanto all’altra
forse riescono a dare un’idea del legame che ci unisce
a queste terre.
Per avere un’idea della struttura e della complessità del
sito, invito a leggere il capitolo “Glossario e note
tecniche” (oggi non ancora attivo), chiedendo comunque
venia se si troveranno molte pagine in costruzione e se le
collezioni appariranno in continua fase di inserimento. Attualmente
(settembre 2007) si possono vedere circa 500 cartoline, ma
conto di mantenere il ritmo d’inserimento in circa
200 cartoline al mese. Ciò significa che ci vorranno
più o meno due anni per avere tutta la collezione
on-line. Successivamente, gli aggiornamenti avverranno… seguendo
il ritmo dei miei acquisti!
Dedico questo sito a mia moglie Giovanna e a Marco e Maria:
il nostro splendido futuro.
Luigi Vianelli – Venezia
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